Appunti sulla guerra

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Appunti sulla guerra

Messaggio  Admin il Dom Mar 14, 2010 5:50 pm

Nonostante la storia dell'uomo sia millenaria, l'umanità non sembra aver attraversato nessun periodo prolungato senza guerre.
La guerra, con i suoi orrori e le sue crudeltà, sembra appartenere al patrimonio genetico della specie umana. Abbiamo ormai superato la boa del terzo millennio, la guerra divampa in varie parti del globo, guerre fra nazioni, ma anche guerre civili, interne ai singoli stati.
Perché la guerra? Freud rispose a quest'ultima domanda affermando che nell'uomo c'è un'ineliminabile spinta aggressiva e distruttiva, che solo l'incessante processo di civilizzazione può tentare di tenere a bada.
Di più. L'uomo, nel corso della storia, ha dimostrato di coltivare un inquietante e irriducibile amore per la guerra.La guerra genera orrori, crudeltà, stermini agghiaccianti e inauditi, fuori della morale condivisa, ma si rivela spesso anche un'occasione in cui gli uomini mettono in mostra le loro qualità migliori: la fratellanza, il cameratismo, la solidarietà, la pietà, l'altruismo, la soccorrevolezza, il coraggio.
Gli uomini entrano costantemente in conflitto, a causa di interessi e di visioni del mondo contrapposte e, almeno in apparenza, inconciliabili. È l'antagonismo che regge il mondo, ammoniva il filosofo greco Eraclito. L'antagonismo, la rivalità, il conflitto di opinioni e passioni contrapposte, fino a che è mantenuto nell'alveo della disputa e del confronto non violento, contribuisce al processo stesso della civilizzazione. Ma troppo spesso l'antagonismo sfocia nel contrasto violento e nella guerra. La guerra riconosce quasi sempre un meccanismo collaudato: un gruppo o una nazione si coalizzano contro un nemico esterno cui vengono attribuiti tutti i vizi e i difetti. Ci si purifica dei propri aspetti inaccettabili, uccidendo la vittima sacrificale.
E, ritornando nell'ambito della psicologia, talora possono affacciarsi alla ribalta della Storia, favoriti da un preciso contesto economico e culturale, leader animati da una volontà di potenza distruttiva, dalla personalità gravemente disturbata, capaci di convincere le masse, tramite la propaganda, della giustezza dei loro propositi.
Di personaggi sanguinari e affascinanti allo stesso tempo, ne incrociamo di continuo, sfogliando qualsiasi manuale di Storia. Hitler, Stalin, Gengis Kahn, Caligola, Nerone, Tamerlano...
I pacifisti sostengono che la guerra è diventata ormai nella coscienza evoluta, uno strumento obsoleto nella risoluzione dei conflitti.
La speranza di tutti va riposta nell'abilità della diplomazia, nella costruzione di una Società delle Nazioni, giudice super partes, che abbia l'autorevolezza e la forza di dirimere le contese in nome di leggi e di regole chiare, stipulate in precedenza. Qualcosa che assomigli all'Onu di oggi, ma riveduta e corretta, più giusta ed efficiente.
Soprattutto c'è la necessità di incanalare l'insopprimibile aggressività che alberga nel cuore umano verso scopi più nobili e costruttivi: la creazione tecnica, scientifica e artistica. Un'educazione dunque che valorizzi la bellezza e che diffonda il pluralismo, il dialogo, il rispetto per il diverso e per la complessità, senza quelle pericolose e diffuse semplificazioni che ci rendono inutilmente e distruttivamente bellicosi.
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