Giovanni Verga

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Giovanni Verga

Messaggio  Admin il Dom Mar 14, 2010 10:29 pm

Giovanni Verga
Giovanni Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840. L’attività del giovane scrittore si svolse, sia in campo letterario (nella composizione dei romanzi storici e patriottici), sia in campo politico. Primariamente influenzato dal suo insegnante Don Antonio Abate, Verga esordì con un romanzo intitolato Amore e Patria e rimasto inedito.
Giunse il momento di lasciare la Sicilia, era il 1865: Firenze, capitale del regno d’Italia già da un anno, offriva a Verga l’ambiente mondano ideale in cui far spaziare il proprio talento. L’interesse del giovane provinciale inurbato per i fasti della mondanità trovò ampio sfogo in Una peccatrice (1866). Il successo giunse più sonoro con Storia di una capinera . (La vicenda incomincia a Monte Ilice, dove la famiglia di Maria, si era rifugiata per scampare dall’epidemia di colera che imperversava su Catania. Durante questo periodo, in cui rimarrà a vivere con la sua famiglia, si innamora di Nino, suo vicino di casa. I sentimenti che lei prova per lui sono ricambiati, ma lei non trova il coraggio di ribellarsi ai suoi familiari che l’hanno costretta a monacarsi. Passato il pericolo, ritorna a Catania, dove prende definitivamente il velo. Lei non riesce però a dimenticare Nino e quando le viene comunicato che lui sta per sposarsi con la sua sorellastra, il dolore, peggiorato dalla vicinanza della casa dei novelli sposi al convento, la porterà alla morte).
Trasferitosi a Milano nel 1872, Verga frequentò i ritrovi eleganti del capoluogo lombardo ed entrò in contatto con gli scapigliati, pur non condividendo fino in fondo l’atteggiamento nichilista del loro movimento. Si registra, un grande progresso sul piano della lingua e dello stile. La lezione data dall’Education sentimentale di Flaubert si assapora con piacevole certezza. Il gusto verghiano è comunque ancora troppo teatrale. Lo scrittore non si è del tutto congedato dal bel mondo: si è invece convinto della necessità di un distacco dalla vita di una certa parte della società, rappresentata dall’aristocrazia e dai gentiluomini.
Nel 1878, traumatizzato dalla morte della madre e angosciato dai sensi di colpa per aver abbandonato il focolare domestico, Verga avvierà la scrittura de I malavoglia tornando nostalgicamente alla Madre mediterranea. Se Nedda (1875) rappresenta per alcuni l’inizio della nuova arte del Verga, per altri non farà che rivelare come «l’elegante reduce dei salotti» abbia «cambiato materia ma non… il suo spirito e le sue abitudini mentali». Tesi, questa, che troverà conferma nel volume successivo Primavera e altri racconti, dove si tornerà alla società elegante e salottiera di Eros.
A proposito dell’incontro di Verga con il Verismo, Momigliano sostenne che, se fu per lo scrittore, inizialmente, una «spinta liberatrice» (Croce), si risolse poi in un motivo di debolezza. L’itinerario del Verga maggiore sarà segnato dallo sforzo di sottrarsi al verismo massiccio, per elevarsi ad un più consapevole realismo. Quando nel 1875 compose il “bozzetto marinaresco”Padron ‘Ntoni e quando, poi, nel 1878 annunciò a Salvatore Paola il ciclo della “marea” (successivamente rinominato “ciclo dei Vinti”), per Verga il Verismo era ancora uno strumento tecnico, che suggeriva un linguaggio nuovo. Solo con l’introduzione a L’amante di GramignaVerga fu in grado di accettare la dottrina dell’impersonalità; con Fantasticheria, poi, il provvisorio distacco dalla tematica mondana potrà dirsi consumato...Continua...

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